In questo articolo, Elena Casiraghi si occupa del metabolismo energetico in una partita di calcio e come migliorare l'efficienza energetica dei calciatori.

Abstract: gli sport di squadra prevedono l’esecuzione di movimenti intermittenti eseguiti ad alta intensità per un periodo prolungato (circa 1-2 ore). La prestazione in questo tipo di discipline sportive è dipendente da una combinazione di sistemi energetici di tipo aerobico e anaerobico. Entrambe sono realizzabili grazie alla presenza di glucosio a livello ematico e del glicogeno contenuto nei muscoli come principali fonti di energia. E’ il caso del gioco del calcio in cui l’ingestione dei carboidrati prima e durante la partita ha dimostrato aumentare l’efficienza dell’esercizio intermittente ad alta intensità. Al fine di garantire un aumento della performance ed una riduzione della fatica muscolare, però, è fondamentale scegliere con attenzione i carboidrati da assumere prima e durante l’esercizio ed il loro timing di consumo. In questo articolo non viene preso in considerazione l’aspetto dell’idratazione ma esclusivamente quello energetico.

Sempre sull'ultimo numero di Scienza&Sport, è uscito un articolo a firma di Tiziana Markolaj e Serena Martegani. Il lavoro si basa sull'ultimo testo scritto da Enrico Arcelli per la nostra rivista ed è il risultato di un'idea che il Dottore ha avuto visitando Expo2015.

Abstract:  vengono prese in considerazione cinque sostanze nutraceutiche: acidi grassi omega-3, policosanoli, flavonoli, curcumina e antocianidine. Sono indicati i vantaggi che l’assunzione di ciascuna di esse può determinare negli atleti. Gli effetti antinfiammatori possono servire a curare e a prevenire le ricadute dell’anemia da sport. Gli stessi effetti antinfiammatori, sommati a quelli antiossidanti, possono ridurre il rischio di infortuni. Vi può anche essere una miglior efficienza del sistema nervoso centrale, cui consegue una riduzione dei tempi di reazione. Risulta più rapido il recupero dopo i lavori muscolari intensi. Si può avere, infine, un aumentato apporto di ossigeno ai muscoli e l’utilizzo di una maggior percentuale dell’ossigeno stesso che giunge ai muscoli; in alcuni casi è stato dimostrato anche un aumento significativo del massimo consumo di ossigeno. Il termine nutraceutico deriva dalla fusione delle due parole nutrizione e farmaceutico e fu usato per la prima volta dal medico statunitense Stephen L. De Felice durante un convegno tenutosi alla villa Olmo di Como nel marzo 1989. Le sostanze nutraceutiche sono normalmente derivate da alimenti, da piante o anche da microrganismi.  Esse hanno la caratteristica di curare o di prevenire malattie, specie quelle croniche, di migliorare la salute fisica e mentale, di aumentare l’aspettativa di vita e di combattere i disturbi tipici dell’invecchiamento. Nel caso dello sport, i nutraceutici possono essere utilizzati, oltre che per prevenire e curare disturbi tipici degli atleti, anche per migliorare alcune caratteristiche che intervengono nelle loro prestazioni. In questo articolo si parlerà degli acidi grassi omega-3, dei policosanoli e di tre polifenoli: i flavanoli del cacao, la curcumina e le antocianine.

 

Questo articolo di Elena Casirgahi è dedicato al dimagrimento nello sport, vale a dire alla riduzione del proprio peso corporeo ottenuta diminuendo la massa grassa e non la massa magra. Non si parlerà, invece, delle pratiche che vengono effettuate nelle ore o nei giorni immediatamente precedenti ad una gara, quelle pratiche che, per altro, non comportano perdita di grasso corporeo, ma innanzitutto la disidratazione e la riduzione del glicogeno muscolare ed epatico.

 

Introduzione:

Quando ho conosciuto il Professor Arcelli ero un’atleta della Nazionale Italiana di Canottaggio e, sotto la sua guida, svolgevo il Dottorato di Ricerca in Dietologia Sportiva presso l’Università degli Studi di Milano. Gareggiavo nella categoria “pesi leggeri” e a dispetto della maggior parte delle atlete –e degli atleti- ero eccessivamente leggera. Le donne, infatti, che competono in questa categoria non possono superare i 59 kg mentre gli uomini i 72,5 kg. In quegli anni il mio peso oscillava tra i 54 e i 56 kg, insomma, una media di 55 kg nell’intera stagione agonistica. D

Durante il periodo invernale di preparazione, grazie a più intense e mirate sedute di allenamento per la forza muscolare, riuscivo a raggiungere i 56 kg, incrementando quasi esclusivamente la massa muscolare, ma appena iniziava la stagione agonistica il mio peso scendeva di nuovo a 54 kg, perdevo peso di cui una piccola porzione di massa grassa e una più significativa porzione di massa muscolare.

Troppo leggera, insomma, per gareggiare con successo in campo internazionale. Per questo motivo non ho mai avuto un buon feeling col vento: in caso di vento favorevole, volavo ma in caso di vento contrario le difficoltà ed il dispendio energetico aumentavano e la performance peggiorava rispetto a quanto potevo esprimere in situazione di vento assente.

Essere, infatti, più leggeri rispetto al peso limite di categoria significa, indirettamente, favorire l’avversario.

La situazione opposta si presentava quando dovevo gareggiare su equipaggi multipli, dove ciascuna atleta non deve superare i 59 kg, ma al tempo stesso la media della barca deve essere di 57 kg. Alcune atlete dell’equipaggio avevano difficoltà a raggiungere i 59 kg, non riuscivano insomma a dimagrire; mentre altre, come nel mio caso, a calare di uno o due chili ma senza perdere efficienza prestativa.

Decisi così di affrontare la questione col Prof. Arcelli. In poco tempo, diventò per noi materia di studio e di ricerca del mio percorso di dottorato. Di questa materia già il Professore si era occupato negli anni precedenti scrivendo, insieme al Dott. Sorbini, “Magri e Forti”, ma per la prima volta noi ci approcciavamo a comprendere nello sport come dimagrire, cioè perdere massa grassa, senza perdere efficienza prestativa.

Lo studio e la ricerca relativi a questo tema sono divenuti poi negli anni conoscenza ed esperienza a supporto di alcuni atleti olimpici e olimpionici che, soggetti alle categorie di peso, dovevano rientrare nei limiti previsti e/o ottimizzare il loro peso forma, cioè dimagrire, a favore della prestazione sportiva, in particolare nelle discipline con traslocamento (es. corsa, triatlon) o nei salti.

 

 

 

"ANTIOSSIDANTI, MECCANISMO D'AZIONE E MIGLIORAMENTO DELLA PRESTAZIONE SPORTIVA", è questo il titolo della seconda puntata sugli antiossidanti pubblicata sull'ultimo numero di Scienza&Sport.

Leggi qui l'abstract dell'articolo di Elena Casiraghi: nel numero scorso di Scienza&Sport si è a lungo discusso di cosa siano gli antiossidanti e per quale motivo siano fondamentali per garantire un benessere psico-fisico e un miglioramento della prestazione sportiva. Si è, altresì, spiegato che non tutte le sostanze antiossidanti hanno la medesima biodisponibilità, ovvero la capacità da parte di un organismo di assorbire la maggior quantità di tale sostanza. Alcune di queste, infatti, possiedono un buon effetto antiossidante, ma la parte assorbita è minima. Si sono indicati gli alimenti ricchi di antiossidanti e le sostanze con tale capacità che hanno la miglior efficacia. In questo articolo, verranno rivelati, invece, i benefici principalmente connessi alla prestazione sportiva, il relativo dosaggio e il meccanismo di azione.

 

Premio Icaro Enrico Arcelli 2018
In Collaborazione