(Foto: Italy Photo Press)

Riabilitazione

IL MODERNO MODELLO DA APPLICARE PER OTTENERE IL RITORNO ALLO SPORT DOPO INFORTUNIO SI BASA SU UN APPROCCIO BIO-PSICO-SOCIALE, DOTATO DI UNA SUA COMPLESSITÀ CHE COMPORTA NECESSARIAMENTE UN LAVORO D’ÉQUIPE. IL CONFINE TRA LA RIABILITAZIONE E IL RITORNO ALLA PRESTAZIONE DIPENDE DALLE COMPETENZE DEI SINGOLI COMPONENTI DELL’ÉQUIPE E DAGLI SPAZI A DISPOSIZIONE.

Gli infortuni sono eventi relativamente frequenti nella vita di ogni sportivo e possono manifestarsi come conseguenza di traumi diretti o indiretti. Sulla base dell’assenza dagli allenamenti e/o dalle competizioni, la gravità di un infortunio è definita attraverso un criterio temporale:

1. minima (assenza inferiore a 3 giorni);
2. lieve (assenza compresa tra 4 e 7 Le fasi del recupero funzionale giorni);
3. moderata (assenza compresa tra 1 e 4 settimane)
4. grave (assenza superiore alle 4 settimane – Fuller et al., 2006)

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Prevenzione, questo l'argomento dell'articolo di Mauro Testa che ci parla dell'importanza della moblità del bacino nella prevenzione degli infortuni e di come una ridotta mobilità possa alterare funzione e lunghezza di molti gruppi muscolari.

Abstract: il bacino è una struttura chiave nella valutazione biomeccanica del movimento umano. Eventuali riduzioni di mobilità possono alterare la funzione e la lunghezza di molti gruppi muscolari sia degli arti superiori che inferiori.
Descriviamo un test che analizza sia la mobilita dell’articolazione sacro iliaca sia di quella lombo sacrale e che ci permette di valutarla rispetto a quella toracica e cervicale. Usiamo nel test lo strumento del sit and reach e una pedana di pressione.

Sull'attuale numero di gennaio, Gian Nicola Bisciotti, anche relatore al nostro recente Convegno 2017, ha pubblicato un articolo su una nuova concezione della pubalgia, un problema molto dffuso tra gli sportivi, sia professionisti sia dilettanti. Leggi l'abstract:

La pubalgia presenta un'eziopatogenesi di tipo multifattoriale dove spesso diversi quadri clinici si sovrappongono, rendendo talvolta la diagnosi una vera e propria sfida diagnostica.Occorre obiettivamente amettere che la complessità anatomica della regione pubica non facilita certamente l'adozione di una chiara nomenclatura nosologica. In questo articolo vengono presentati alcuni dei principali risultati raggiunti durante la "Groin Pain Syndrome Italian Consensus Conference of Terminology, Clinical Evaluation and Imaging Assesment in Groin Pain in Atleti".

VOLA COME UNA FARFALLA, PUNGI COME UN’APE ... E POI? COSA SUCCEDE QUANDO E’ IL CERVELLO A FINIRE AL TAPPETO, questo il titolo dell'articolo di Anna Cantagallo e Marta Ferrari sugli effettivi cognitivi della pratica del pugilato.

 

Abstract: Il presente lavoro è volto ad approfondire gli effetti cognitivi della pratica pugilistica. Gli obiettivi che ci siamo posti sono molteplici: innanzitutto abbiamo voluto indagare e valutare il ruolo del Neuropsicologo “on the ring”, ovvero la sua presenza durante gli incontri come ausilio al Medico di Gara nel prendere decisioni circa il proseguimento dell’incontro. Per far ciò ci siamo dotati di una batteria di test computerizzata per l’analisi delle funzioni cognitive, costruita per l’occasione ed impiegata per la valutazione di 5 pugili, professionisti e non, subito prima del match, entro un’ora dal termine dello stesso e ad un mese di distanza.

 

 

In questo articolo, Elena Casiraghi si occupa del metabolismo energetico in una partita di calcio e come migliorare l'efficienza energetica dei calciatori.

Abstract: gli sport di squadra prevedono l’esecuzione di movimenti intermittenti eseguiti ad alta intensità per un periodo prolungato (circa 1-2 ore). La prestazione in questo tipo di discipline sportive è dipendente da una combinazione di sistemi energetici di tipo aerobico e anaerobico. Entrambe sono realizzabili grazie alla presenza di glucosio a livello ematico e del glicogeno contenuto nei muscoli come principali fonti di energia. E’ il caso del gioco del calcio in cui l’ingestione dei carboidrati prima e durante la partita ha dimostrato aumentare l’efficienza dell’esercizio intermittente ad alta intensità. Al fine di garantire un aumento della performance ed una riduzione della fatica muscolare, però, è fondamentale scegliere con attenzione i carboidrati da assumere prima e durante l’esercizio ed il loro timing di consumo. In questo articolo non viene preso in considerazione l’aspetto dell’idratazione ma esclusivamente quello energetico.

Sempre sull'ultimo numero di Scienza&Sport, è uscito un articolo a firma di Tiziana Markolaj e Serena Martegani. Il lavoro si basa sull'ultimo testo scritto da Enrico Arcelli per la nostra rivista ed è il risultato di un'idea che il Dottore ha avuto visitando Expo2015.

Abstract:  vengono prese in considerazione cinque sostanze nutraceutiche: acidi grassi omega-3, policosanoli, flavonoli, curcumina e antocianidine. Sono indicati i vantaggi che l’assunzione di ciascuna di esse può determinare negli atleti. Gli effetti antinfiammatori possono servire a curare e a prevenire le ricadute dell’anemia da sport. Gli stessi effetti antinfiammatori, sommati a quelli antiossidanti, possono ridurre il rischio di infortuni. Vi può anche essere una miglior efficienza del sistema nervoso centrale, cui consegue una riduzione dei tempi di reazione. Risulta più rapido il recupero dopo i lavori muscolari intensi. Si può avere, infine, un aumentato apporto di ossigeno ai muscoli e l’utilizzo di una maggior percentuale dell’ossigeno stesso che giunge ai muscoli; in alcuni casi è stato dimostrato anche un aumento significativo del massimo consumo di ossigeno. Il termine nutraceutico deriva dalla fusione delle due parole nutrizione e farmaceutico e fu usato per la prima volta dal medico statunitense Stephen L. De Felice durante un convegno tenutosi alla villa Olmo di Como nel marzo 1989. Le sostanze nutraceutiche sono normalmente derivate da alimenti, da piante o anche da microrganismi.  Esse hanno la caratteristica di curare o di prevenire malattie, specie quelle croniche, di migliorare la salute fisica e mentale, di aumentare l’aspettativa di vita e di combattere i disturbi tipici dell’invecchiamento. Nel caso dello sport, i nutraceutici possono essere utilizzati, oltre che per prevenire e curare disturbi tipici degli atleti, anche per migliorare alcune caratteristiche che intervengono nelle loro prestazioni. In questo articolo si parlerà degli acidi grassi omega-3, dei policosanoli e di tre polifenoli: i flavanoli del cacao, la curcumina e le antocianine.

 

Questo articolo di Elena Casirgahi è dedicato al dimagrimento nello sport, vale a dire alla riduzione del proprio peso corporeo ottenuta diminuendo la massa grassa e non la massa magra. Non si parlerà, invece, delle pratiche che vengono effettuate nelle ore o nei giorni immediatamente precedenti ad una gara, quelle pratiche che, per altro, non comportano perdita di grasso corporeo, ma innanzitutto la disidratazione e la riduzione del glicogeno muscolare ed epatico.

 

Introduzione:

Quando ho conosciuto il Professor Arcelli ero un’atleta della Nazionale Italiana di Canottaggio e, sotto la sua guida, svolgevo il Dottorato di Ricerca in Dietologia Sportiva presso l’Università degli Studi di Milano. Gareggiavo nella categoria “pesi leggeri” e a dispetto della maggior parte delle atlete –e degli atleti- ero eccessivamente leggera. Le donne, infatti, che competono in questa categoria non possono superare i 59 kg mentre gli uomini i 72,5 kg. In quegli anni il mio peso oscillava tra i 54 e i 56 kg, insomma, una media di 55 kg nell’intera stagione agonistica. D

Durante il periodo invernale di preparazione, grazie a più intense e mirate sedute di allenamento per la forza muscolare, riuscivo a raggiungere i 56 kg, incrementando quasi esclusivamente la massa muscolare, ma appena iniziava la stagione agonistica il mio peso scendeva di nuovo a 54 kg, perdevo peso di cui una piccola porzione di massa grassa e una più significativa porzione di massa muscolare.

Troppo leggera, insomma, per gareggiare con successo in campo internazionale. Per questo motivo non ho mai avuto un buon feeling col vento: in caso di vento favorevole, volavo ma in caso di vento contrario le difficoltà ed il dispendio energetico aumentavano e la performance peggiorava rispetto a quanto potevo esprimere in situazione di vento assente.

Essere, infatti, più leggeri rispetto al peso limite di categoria significa, indirettamente, favorire l’avversario.

La situazione opposta si presentava quando dovevo gareggiare su equipaggi multipli, dove ciascuna atleta non deve superare i 59 kg, ma al tempo stesso la media della barca deve essere di 57 kg. Alcune atlete dell’equipaggio avevano difficoltà a raggiungere i 59 kg, non riuscivano insomma a dimagrire; mentre altre, come nel mio caso, a calare di uno o due chili ma senza perdere efficienza prestativa.

Decisi così di affrontare la questione col Prof. Arcelli. In poco tempo, diventò per noi materia di studio e di ricerca del mio percorso di dottorato. Di questa materia già il Professore si era occupato negli anni precedenti scrivendo, insieme al Dott. Sorbini, “Magri e Forti”, ma per la prima volta noi ci approcciavamo a comprendere nello sport come dimagrire, cioè perdere massa grassa, senza perdere efficienza prestativa.

Lo studio e la ricerca relativi a questo tema sono divenuti poi negli anni conoscenza ed esperienza a supporto di alcuni atleti olimpici e olimpionici che, soggetti alle categorie di peso, dovevano rientrare nei limiti previsti e/o ottimizzare il loro peso forma, cioè dimagrire, a favore della prestazione sportiva, in particolare nelle discipline con traslocamento (es. corsa, triatlon) o nei salti.

 

 

 

"ANTIOSSIDANTI, MECCANISMO D'AZIONE E MIGLIORAMENTO DELLA PRESTAZIONE SPORTIVA", è questo il titolo della seconda puntata sugli antiossidanti pubblicata sull'ultimo numero di Scienza&Sport.

Leggi qui l'abstract dell'articolo di Elena Casiraghi: nel numero scorso di Scienza&Sport si è a lungo discusso di cosa siano gli antiossidanti e per quale motivo siano fondamentali per garantire un benessere psico-fisico e un miglioramento della prestazione sportiva. Si è, altresì, spiegato che non tutte le sostanze antiossidanti hanno la medesima biodisponibilità, ovvero la capacità da parte di un organismo di assorbire la maggior quantità di tale sostanza. Alcune di queste, infatti, possiedono un buon effetto antiossidante, ma la parte assorbita è minima. Si sono indicati gli alimenti ricchi di antiossidanti e le sostanze con tale capacità che hanno la miglior efficacia. In questo articolo, verranno rivelati, invece, i benefici principalmente connessi alla prestazione sportiva, il relativo dosaggio e il meccanismo di azione.

 

"L’ Allenamento della concentrazione e della forza d’animo nello sport : la meditazione Mindfulness una possibile risorsa.", questo il titolo completo dell'interessante articolo a firma di Barbara Rossi.

 

Abstract:  

Secondo le teorie di alcuni studiosi la generazione dei “nativi digitali” sembrerebbe più esposta a manifestare criticità nello stile attentivo e nel saper affrontare le difficoltà della vita. Ipotizzando dunque l’esistenza di una relazione tra resilienza e uso costante di tecnologie “distraenti”, l’articolo propone un percorso mirato alla gestione del problema, quello della meditazione Mindfulness applicata alla Psicologia dello sport. La prima, come dimostrato da tantissime recenti ricerche, sviluppa il controllo del focus attentivo e la presenza mentale nel qui e ora; la seconda, in sincronia con la pratica della disciplina sportiva, sviluppa la consapevolezza di sé e un sè resiliente. Lo sport diventa così una opportunità di rinforzare la capacità di affrontare la vita, in tutti i suoi aspetti.

La sfida contro se stessi e contro le proprie pigrizie, una palestra sempre e ovunque a disposizione (no excuses!), economica, per allenarsi agli orari più impensati e soprattutto all’inizio della giornata (l’orario migliore per i ritmi circadiani) sono le armi vincenti dello sport indoor domestico.

Il soggetto riuscirà a prendere i ritmi degli allenamenti giornalieri, costanti seppur brevi, “scolpirà” i muscoli del suo corpo, renderà elastiche le articolazioni e forgerà la mente, sia cognitiva sia emozionale. Drive Your Mind, quindi!

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio pubblicato su Scienza&Sport n. 34, aprile-giugno 2017, alle pagine 78-83.

Gli infortuni sportivi rappresentano un fenomeno largamente diffuso a livello internazionale, tuttavia gli studi epidemiologici italiani sono pochissimi e questo ne ostacola la comprensione delle cause e la possibilità di valutare l’efficacia delle misure preventive e di stendere dei profili di rischio. Questo articolo di Monica Gatti, psicologa-psicoterapeuta e docente presso l’Università Cattolica di Brescia e l’Università E-campus, si occupa del fatto che l'infortunio spesso rappresenta una ferita non solo fisica per un atleta.

 

 

Leggi l'abstract:

L’infortunio per uno sportivo è un evento molto stressante e potenzialmente traumatico, non solo da un punto di vista fisico, ma anche psico-sociologico, fino ad arrivare allo sviluppo di un PTSD (Post Traumatic Stress Disorder). Questa componente tende tuttavia a non essere adeguatamente presa in considerazione, ostacolando quindi un pieno recupero dell’atleta. Il contributo intende proporre un modello psicocoterapeutico evidence based – l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Shapiro, 2001), - da affiancare agli altri interventi riabilitativi nel trattamento dei traumi sportivi.

 

Sul nuovo numero di Scienza&Sport, l'articolo di psicologia è dedicato al tema "I bambini e il calcio", un argomento di grande attualità. L'autrice Isabella Croce si occupa degli aspetti psicologici che caratterizzano i diversi momenti di crescita dei piccolo calciatori.

Leggi l'abstract:

Movimento, gioco, sport contribuiscono a far maturare la personalità dei bambini. Fin da quando siamo molto piccoli, la motricità ci permette di passare dalle situazioni passive a quelle attive, di interagire con ciò che ci circonda e di poterlo rappresentare mentalmente, di sviluppare legami fra un prima e un dopo (causa ed effetto), di affinare la percezione spazio-temporale. Se mettiamo i bambini nelle condizioni di sviluppare tutti i loro schemi motori di base, li aiutiamo a far crescere uno schema corporeo (la sequenza dei movimenti, conservata nel nostro cervello, che viene messa in atto quando serve, in maniera più o meno consapevole) il più completo possibile.

 

Premio Icaro Enrico Arcelli 2018
In Collaborazione