Foto: Italy Photo Press

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Partendo dal presupposto che la maggior parte dei colpi nel tennis è di natura torsionale, lo specialista americano Jeffrey Saal sottolineava come questo tipo di azione rotatoria possa danneggiare soprattutto il rachide lombare. E questo perché il tratto della colonna in oggetto consente agli arti inferiori di esprimere la massima potenza durante l’esecuzione di un particolare gesto tecnico. Un’analisi della situazione.

La disamina sulle ricerche riguardanti l’incidenza del dolore lombare nel tennis inizia partendo da uno studio prospettico – datato giugno 2010 – eseguito proprio nella terra scandinava (Hjelm, Werner, Renström, 2010). Precisamente, in quel di Stoccolma (Dipartimento di Medicina Molecolare e Chirurgia), Hjelm, Werner e il più conosciuto Renström hanno evidenziato – in 55 tennisti di età compresa tra i 12 e i 18 anni – diverse tipologie di infortuni localizzati soprattutto a livello del tratto lombare (21 casi).

A seguire, compromessa più o meno severamente è risultata l’articolazione dell’anca, poi quella delle ginocchia e infine la spalla. Non è stata evidenziata una differenza significativa nella distribuzione delle lesioni tra soggetti di sesso maschile e femminile.

In breve, le cause più comuni di infortunio sono ascrivibili proprio a pericolose condizioni quali:
1. la fase di esecuzione del colpo;
2. l’intensità dell’allenamento.

L’interpretazione verosimile può essere:
1. posizione aperta (spalle parallele rispetto alla rete);
2. elevato numero di ore dedicate all’allenamento e/o volumi complessivi alti di carico allenante.

Sul nuovo numero di Scienza&Sport analizziamo nel dettaglio: il servizio, il dritto, il rovescio, la superficie di gioco.