IN QUESTO ARTICOLO VIENE DESCRITTA L’AGILITY, QUALITÀ FONDAMENTALE PER IL CALCIATORE, APPROFONDENDONE LE PECULIARITÀ E LE STRATEGIE ATTE AL SUO MIGLIORAMENTO. VENGONO PRESE IN ESAME ALCUNE METODOLOGIE IN VOGA NEL MONDO DELLA PREPARAZIONE FISICA NEL CALCIO E ANALIZZATI I LIMITI E LE DISCORDANZE CON IL REALE MODELLO PRESTATIVO. SUCCESSIVAMENTE VIENE INDICATO UN METODO DI ALLENAMENTO (SOCCER AGILITY METHOD) CON DUE ESERCITAZIONI ESEMPLIFICATIVE.

L'agilità è un'importante caratteristica per gli atleti degli sport di squadra. Negli ultimi anni si è verificato un crescente interesse sui fattori che influenzano la performance di agility così come sui protocolli valutativi e le strategie di allenamento per migliorare questa qualità” (Darren, 2016). Ma che cos’è l’agilità? E soprattutto che cos’è l’agilità per un calciatore? Quando possiamo definire un calciatore agile? In che modo si può allenare questa qualità fisica, sempre che di “fisico” si stia parlando? L’obiettivo di questo excursus sull’agilità nel calcio è quello di definirne le caratteristiche principali grazie alle informazioni presenti in letteratura e successivamente di proporre una metodologia atta al suo miglioramento.

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L'articolo di Agostino Tibaudi, uscito sul nuovo numero di S&S, parla dell'allenamento della forza per il calciatore che ha visto negli ultimi anni la proposizione di differenti metodologie e di altrettanto differenti contenuti. Ultimamente la ricerca di metodologie sempre più vicine alle richieste biomeccaniche del gioco del calcio ha spostato l’attenzione verso l’analisi di modalità organizzative nuove, sia riferite alla strutturazione della sessione di allenamento, sia riferite al monitoraggio degli effetti dell’allenamento.

Abstract

Generalmente si tende a descrivere la prestazione nel gioco del calcio come il risultato di tre aree diverse - tecnica, tattica e fisica - che insieme contribuiscono a formare le capacità specifiche del calciatore. Questo è attualmente il modello universalmente accettato, per cui l’allenamento prevede interventi per il miglioramento delle capacità in ciascuna di queste aree. Spesso, in una seduta di allenamento si osserva un momento dedicato al lavoro sulla tecnica, un momento in cui ci si concentra sui principi tattici, di reparto e di squadra e una parte in cui è previsto l'interessamento delle componenti atletiche. Sono già state fatte diverse proposte per integrare in una sola esercitazione più elementi del modello, per esempio con lo sviluppo degli small sided games. In questo articolo sono proposti alcuni mezzi di allenamento che consentono di lavorare su più compiti contemporaneamente, in modo maggiormente specifico rispetto alle partite su spazi ridotti, insieme ai concetti teorici su cui sono incentrati.

 

Sul prossimo numero de Il Nuovo Calcio, la rivista della nostra casa editrice dedicata al mondo del calcio, uno speciale sulla preparazione precampionato. Come tutti gli anni, in questo periodo, la maggior parte degli allenatori sta pensando alla programmazione della preparazione precampionato. Molti sono alla ricerca di tabelle, spesso preconfezionate da utilizzare con la propria squadra. Altri sono pronti a rivoluzionare quanto hanno proposto appena 12 mesi prima, convinti che ogni anno la fase iniziare deve essere diversa. Ma è davvero così? Conviene chiarire fin da subito come agire.

L'articolo completo su IL NUOVO CALCIO di luglio in edicola o in abbonamento

 

Italia, Germania, Francia e Champions League a confronto

Quante pause ci sono in una partita di calcio femminile? E in un tempo? E in ogni quarto d’ora? Quanto durano e quali sono quelle che si presentano con maggiore frequenza? C’è differenza tra l’Italia, il resto d’Europa e la Champions League? In questo lavoro proviamo a rispondere a tutte queste domande.

Il calcio e il suo modello di prestazione negli ultimi anni è stato analizzato sempre con maggior precisione, con approfondimenti relativi alla match analysis, indagini riguardanti possibili miglioramenti in riferimento a mezzi d’allenamento, tecnologie a supporto dell’allenatore e dello staff tecnico. Anche nel calcio femminile (meno che nel maschile) sono comunque aumentati gli studi a riguardo, coinvolgendo anche altri aspetti. In continuità con le analisi proposte precedentemente e nel tentativo di aumentare e di migliorare la conoscenza relativa al modello di prestazione del calcio femminile, in questo studio l’obiettivo è stato quello di indagare un aspetto fondamentale del gioco, spesso trascurato, ossia le pause e le interruzioni.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio pubblicato su Scienza&Sport n. 34, aprile-giugno 2017, alle pagine 26-34.

Sul nuovo numero di Scienza&Sport, un articolo di Agostino Tibaudi su un argomento molto spesso oggetto di accese discussioni: gli interventi utili per prevenire infortuni di ogni tipo e le conseguenze sul livello prestativo individuale e di squadra.

 

ABSTRACT:

PER UN CALCIATORE LA POSSIBILITÀ DI ALLENARSI CON CONTINUITÀ PER LA MAGGIOR PARTE DELLA STAGIONE RAPPRESENTA UN VALORE IMPRESCINDIBILE AL FINE DI OTTENERE GLI ADATTAMENTI NECESSARI PER COMPETERE AD ALTO LIVELLO. QUANDO, A CAUSA DI UN INFORTUNIO, IL PROGRAMMA DI ALLENAMENTO ORIGINARIO DEVE ESSERE MODIFICATO PER UNA PROPORZIONE SUPERIORE AL 20%, CON ELEVATE PROBABILITÀ, NON SI POTRANNO RAGGIUNGERE I LIVELLI DI FITNESS ADEGUATI. PER

STRUTTURARE UN PIANO DI PREVENZIONE EFFICACE È NECESSARIO INTRODURRE SISTEMATICAMENTE ALCUNE PROCEDURE MIRATE, MA ANCHE MODULARE CON ATTENZIONE L’EVOLUZIONE DEL CARICO TRA UNA SETTIMANA E L’ALTRA. INOLTRE, È IMPORTANTE INSERIRE, SECONDO I CRITERI ADEGUATI, ALCUNI STIMOLI DI INTENSITÀ MASSIMALE CHE SEMBRANO DETERMINARE UN EFFETTO PROTETTIVO NEI  CONFRONTI DELLE LESIONI MUSCOLARI.

In un articolo pubblicato da un gruppo di ricercatori australiani nel 1993, per la prima volta, parlando di alcune qualità importanti nei giochi sportivi, si fa riferimento alla repeated sprint ability (Fitzsimons et al.). Con questa definizione gli autori descrivevano una serie di attività svolte ad intensità massimale, o quasi massimale, ripetute per intervalli di tempo abbastanza estesi (70 – 120 minuti) e con pause di recupero variabili, spesso molto brevi. Questo l'argomento dell'articolo di Agostino Tibaudi pubblicato sul numero di Scienza&Sport appena uscito.

 

Abstract: La reiterazione delle azioni ad intensità massima in momenti diversi della partita è una delle richieste determinate dallo sviluppo del gioco a cui il calciatore deve essere in grado di far fronte. Comunemente, questa qualità viene definita repeated sprint ability. Si tratta di una capacità di tipo complesso, a cui concorrono componenti neuromuscolari, metaboliche e coordinative. Non è ancora chiaro quali siano le sue caratteristiche fondamentali e quali i fattori limitanti. Questa mancanza di evidenze scientifiche univoche pone diversi problemi per l’allenamento sul campo. Tuttavia, alcuni lavori di ricerca e l’esperienza con gli atleti ci consente di avere dei riferimenti validi per strutturare programmi efficaci. In questo articolo si è cercato di illustrare quali possono essere i metodi di allenamento, i principali parametri del carico da considerare e, infine, quali dovranno essere gli aspetti da indagare in futuro per una migliore conoscenza da parte degli allenatori.

 

L’allenamento della forza in età pre-puberale, puberale e adolescenziale è spesso considerato un elemento negativo piuttosto che un beneficio. Sebbene spesso si discuta sui possibili rischi che l’allenamento contro resistenza possa comportare al tessuto muscolo-scheletrico, il mondo scientifico sembra invece evidenziarne i molti vantaggi e quasi totalmente confutare la sua (erroneamente, n.d.r.) supposta pericolosità. Questo è il tema attuale dell'articolo "Principi metodologici per l’allenamento della forza in bambini e adolescenti" pubblicato sul nuovo numero di Scienza&Sport, a firma di Giorgio Ripamonti, docente di atletica leggera all'Università Cattolica di Milano e tecnico FIDAL.

 

Abstract

In questo lavoro si cercherà di fornire delle indicazioni metodologiche sull’approccio alla forza nei giovani prendendo spunto dalle linee guida di studi e pubblicazioni. La scelta dei mezzi proposti, la modulazione del carico e le spinte motivazionali sono importanti per cercare di completare il profilo del futuro atleta. L’approccio ludico, gioioso e vario della forza è proposto all’interno di un contesto generale dove gli apprendimenti motori, la conoscenza di sé e la condivisione con gli altri rimangono i punti fondamentali della crescita della persona.

 

Sul nuovo numero di Scienza&Sport, in uscita a gennaio, è pubblicato un articolo relativo a uno studio promosso nelle squadre di mister Mario Beretta, portato avanti dal Prof. Giorgio D’Urbano, dal preparatore atletico professionista Lorenzo Spina, dall'’Istituto Network di Ricerca&Sviluppo, dal programma di Ricerca ReS On Network, dal Prof. Ordinario Renato De Leone dell'Università di Camerino, Scuola di Scienze e Tecnologia, da Emilia Marchitto professore a contratto presso la medesima Università - Scuola di Architettura e Design e dal Prof. Marco Santarelli coordinatore della Ricerca. 

Abstract:

La ricerca rappresenta un nuovo approccio e una metodica moderna per valutare la concordanza degli allenamenti tecnici e fisici con la biologia del calcio. In sintesi prendendo le mosse dalla scienza delle reti e dalla teoria dei grafi, tende a dimostrare che lo stile di gioco di una squadra di calcio è l’incrocio di dati che vengono fuori sia dal monitoraggio dei dati ricavati dai gps sia dalla rete che i calciatori formano in campo (tra variabili e standardizzazioni di schemi). Tutto ciò ci suggerisce come utilizzare i carichi e l’intensità  dell’allenamento in relazione ai parametri medi forniti dall’analisi tecniche, dalle video analisi, dalle “match analysis”.

 

"Dalle capacità coordinative alle strutture coordinative. Principi di adattamento e autoregolazione."  Questo l'ultimo articolo uscito su Scienza&Sport e firmato da Massimo Giuriola e Luca Molteni.

"L'abilità è il prodotto e non la somma delle parti”… questa è l’affermazione che viene da dire dopo aver analizzato le teorie di Jean Piaget, psicologo, biologo, pedagogista e filosofo svizzero. È considerato il fondatore dell'epistemologia genetica, ovvero dello studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo, e si dedicò molto anche alla psicologia dello sviluppo. Piaget dimostrò innanzitutto l'esistenza di una differenza qualitativa tra le modalità di pensiero del bambino e quelle dell'adulto e, successivamente, che il concetto di capacitàcognitiva, e quindi di intelligenza, è strettamente legato alla capacità di adattamento all'ambiente sociale e fisico. Ciò che spinge la persona a formare strutture mentali sempre più complesse e organizzate lungo lo sviluppo cognitivo è il fattore d'equilibrio (omeostasi), «una proprietà intrinseca e costitutiva della vita organica e mentale».

Leggi l'abstract: Il corpo, nell'ottica funzionale, viene visto come una vera e propria unità... con soluzione di continuità.Dalla teoria di Piaget a quella della tensegrità. Limportanza di chiarire quanto sia complesso il sistema corpo su cui l'istruttore deve interagire all'interno di una seduta di allenamento.

 

 

 

 

 

Carlo Castagna, responsabile del Laboratorio di Metodologia e Biomeccanica Applicata al Calcio del Settore Tecnico della FIGC, ha pubblicato sul numero di luglio un articolo sugli effetti positivi della pratica del calcio ricreativo sulla salute. Ricerche evidenziano che 2-3 sedute settimanali di pratica, protratta nel tempo,migliorano in maniera significativa la salute fisica nei praticanti.

 

Leggi l'abstract:

In questa revisione della letteratura si sono esaminati gli effetti della pratica del calcio ricreativo, sotto forma di giochi a ranghi ridotti (<11v11), sulla salute dei suoi praticanti. Le ricerche evidenziano come con 2-3 sedute settimanali di pratica (45-60 min per seduta) protratta nel tempo (>4 settimane) sia possibile migliorare in maniera significativa la forma fisica in praticanti sani e non. I benefici tangibili sono sul sistema cardiovascolare e neuromuscolare con importanti ricadute sulla sfera sociale e psicologica. Con la pratica del calcio ricreativo è possibile non solo prevenire ma curare gli effetti delle principali malattie non trasmissibili che attualmente affliggono la nostra società quali ipertensione, diabete, obesità e quelle cardiovascolari.

 

Nell'editoriale del nuovo numero di Scienza&sport, Claudio Filippi, allenatore dei portieri della Juventus, illustra l'evoluzione del portiere in questi ultimi anni. Il ruolo del portiere, come avviene per atleti di altre discipline, deve rimanere sempre al passo coi tempi; è in continua evoluazione e presenta dei cambiamenti importanti secondo vari aspetti.

 

Leggi l'editoriale completo sulla rivista numero 26, uscita ad aprile.

"Il calcio di rigore, le strategie di anticipazione e di ricerca visiva del portiere e del rigorista": questo il titolo dell'articolo di Mauro Franzetti e Alessandro Piras sul nuovo numero di Scienza&Sport. E' uno studio sull’esecuzione del calcio di rigore, con l’importanza della lettura delle situazioni da parte del portiere.

 

ABSTRACT:

NEL CALCIO SEMPRE PIÙ PARTITE VENGONO DECISE DA TIRI DAGLI 11 METRI. IL RIGORE È PER CERTI ASPETTI UN MOMENTO A SÉ: CHI CALCIA DI SOLITO È FACILITATO, MA LA TENSIONE E L’INCERTEZZA DEL RISULTATO, SOPRATTUTTO SE CI SI TROVA NEI MINUTI FINALI DI UNA GARA O IN UNA FINALE DI UN CAMPIONATO DEL MONDO, POSSONO CONDIZIONARNE LA BUONA RIUSCITA. DALL’ALTRA PARTE, IL PORTIERE DEVE CERCARE DI EVITARE LA RETE METTENDO IN CAMPO TUTTA L’ESPERIENZA E LE CONOSCENZE ACQUISITE NEGLI ANNI DI ATTIVITÀ. QUESTO ARTICOLO CERCHERÀ DI ILLUSTRARE LO STATO DELLA RICERCA SCIENTIFICA SUL CALCIO DI RIGORE. SI PRENDERANNO IN CONSIDERAZIONE ALCUNI ASPETTI TECNICI E TATTICI, SI ANALIZZERANNO TALUNI DATI STATISTICI PERCERCARE DI SPIEGARE AI GIOCATORI QUALI ERRORI EVITARE E AI PORTIERI QUALI ACCORGIMENTI PRENDERE PER PROVARE A NEUTRALIZZARE IL TIRO. INOLTRE, SI TENTERÀ DI ILLUSTRARE DA UN PUNTODI VISTA NEUROFISIOLOGICO QUALI SIANO GLI ELEMENTI CHE CARATTERIZZANO LA PRESAD’INFORMAZIONE E L’ATTENZIONE SELETTIVA PRIMA CHE SI COMPIA UNA PARATA.

 

LA MATCH ANALYSIS APPLICATA AL CALCIO: leggi l'abstract dell'articolo di Agostino Tibaudi su evoluzione e applicazioni pratiche nelle ultime stagioni (Scienza&Sport n. 24 ottobre 2014):
 
ABSTRACT
La video match analysis rappresenta una fonte di dati utili per misurare la prestazione da diversi punti di vista. Dal 1970, periodo in cui si è cominciato a rilevare informazioni sulle partite, la tecnologia si è sviluppata enormemente e ha facilitato in tanti modi tale acquisizione. La sua applicazione sistematica ha permesso di approfondire la conoscenza della motricità specifica del calciatore, delle richieste fisiologiche del gioco e delle sue fasi più intense. Sono stati effettuati diversi tentativi di utilizzare i risultati di queste misure per l’allenamento degli atleti con l’obiettivo di strutturare programmi adeguati. Secondo la nostra esperienza, però, se non si integrano i dati relativi alla prestazione tecnico-tattica con quelli prettamente fisici, le informazioni risulteranno ancora insufficienti per proporre stimoli di allenamento veramente efficaci.

La match analisi nel calcio nasce dall’esigenza degli allenatori di verificare gli aspetti tattici della gara. Attualmente viene utilizzata durante gli allenamenti per valutare alcuni aspetti dell’impegno fisico. Fino ad oggi questo è stato effettuato tramite l’interpretazione dei filmati video. Lo scopo del presente studio è di effettuare tali valutazioni per la prima volta con un sistema indossabile. Sono state prese in esame quattro partite ufficiali di una squadra militante nel campionato di Eccellenza Toscana.

Parole chiave
• GPS
• Soccer
• Match analysis
• Tactical analysis

La storia della match analysis nel calcio ha origine nel 1991, quando per la prima volta due studi hanno riportato alcuni parametri relativi all’impegno fisico di ogni calciatore durante i 90 minuti di una partita ufficiale (Ali & Farrally, 1991; Bangsbo, 1991). Le norme della FIGC non consentono ai calciatori di indossare strumenti tecnologici durante le gare, l’unico metodo permesso per valutare la performance nell’impegni ufficiali attualmente è la video match analysis. Questa metodologia di valutazione è stata introdotta nel calcio dagli allenatori per verificare gli aspetti tattici collettivi e individuali. I parametri di riferimento per considerare l’impegno fisico tramite la video match analysis sono principalmente la distanza totale percorsa, la velocità e l’accelerazione (Bangsbo, 1994; Mohr et al., 2003).

L'articolo completo su Scienza&Sport di luglio. SFOGLIA L'EDIZIONE DIGITALE

Sul numero di gennaio di Scienza&Sport , l'articolo "LE POSTURE COME ALLENAMENTO TRASVERSALE NEL CALCIO" di Vincenzo Canali, Domenico Pagliuca e Claudio Marra parla di prevenzione dei traumi e potenziamento muscolare.
 
Leggi l' abstract:
L'azione di calciare la palla prevede l'estensione dell'anca con il sovraccarico funzionale dell'articolazione non starter del ginocchio in flessione. L'estensione che si produce dal capo prossimale ...e la flessione del ginocchio dovrebbero essere sostenute dall'azione del capo distale dell'addome come stabilizzatore del bacino. Quando questo non avviene, il sistema circolare si interrompe e gli ischiocrurali perdono la funzione di estensione dell'anca, lavorando principalmente come flessori della gamba e quindi causando resistenza per il baricentro tecnico addominale. Quando l'estensibilità dei flessori dell'anca, innescata dalla flessione del ginocchio, produce una resistenza maggiore della capacità di attivazione dell'addome, si producono delle azioni compensative che portano, in fase dinamica, ad accentuare il sovraccarico nelle zone "a rischio", generando i classici traumi da carico iperattivo, di cui la pubalgia e la tendinite sono le più diffuse nel calcio.

Sempre sul numero 20, uscito a inizio mese, è stato pubblicato un articolo a cura di Agostino Tibaudi sull’allenamento per ruoli. La prestazione fisica richiesta per ciascun ruolo è diversa ed è determinata da più fattori diversi. Per allenare nel modo più efficace possibile, è indispensabile conoscere le richieste fisiologiche legate a ciascun ruolo. L’articolo di Tibaudi sviluppa questi concetti che saranno poi approfonditi in un libro che uscirà entro la fine dell’anno.

Abstract
Partendo dall’analisi delle caratteristiche fisiche e delle richieste funzionali della gara vengono proposte alcune idee per l’allenamento specifico in funzione del ruolo di gioco. La prima parte dell’articolo è dedicata all’illustrazione dei principali lavori pubblicati nella letteratura internazionale e degli strumenti a disposizione per quantificare nella maniera più precisa la performance dei giocatori schierati nelle diverse posizioni. Sono descritte le prestazioni di tipo fisico in relazione a 5 ruoli diversi individuati: difensori centrali, difensori esterni, centrocampisti centrali, centrocampisti esterni, attaccanti. Nella seconda parte sono illustrate alcune esercitazioni il cui obiettivo è di sviluppare in modo mirato le qualità specifiche più importanti.

In Collaborazione